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AGI Spettacolo

AGI INVITATA all’iniziativa dal titolo ” ROMA BENE COMUNE “

angelo 03/28/2014 Commenti disabilitati
AGI INVITATA all’iniziativa dal titolo ” ROMA BENE COMUNE “

locandina(AGENPARL) – Roma, 27 mar – Più di venti tra associazioni, comitati e movimenti che fanno riferimento alla Sinistra romana si riuniranno domani, dalle ore 15.00 presso la sala Arci di Via Goito 35, per discutere sul futuro di Roma. L’iniziativa, dal titolo “ROMA BENE COMUNE?”, promossa da Lavoro e Welfare Roma, Roma Futura e Punto Rosso, ha raccolto l’adesione di un vasto arcipelago di forze e di personalità che si sono date appuntamento per la prima volta dopo le battaglie d’opposizione alla Giunta Alemanno e, in particolare, dopo quella in difesa dell’acqua pubblica e contro la svendita di Acea. Alla riunione, che sarà introdotta dall’ex Segretario del PD di Roma ora Deputato Marco Miccoli e conclusa dal Consigliere Comunale di Sel, Gianluca Peciola, interverranno tra gli altri il Segretario della CGIL di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino e il Vice Sindaco di Roma Luigi Nieri. Così in una nota gli organizzatori dell’evento.

 

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19:30 (6 minuti fa)

a  kometa

INTERVENTO di ANGELO CIAIOLA  A “ ROMA BENE COMUNE”

SEDE ARCI DI VIA GOITO  35 – 28  MARZO 2014.

 

Alla luce dei vincoli stringenti imposti dal decreto Salva-Roma la giunta Marino sta rivelando appieno il limiti di inerzia e superficialità che si erano peraltro già evidenziati nei confronti della produzione culturale. Ben lontani sembrano i tempi di Estate Romana e del decentramento nel territorio di attività culturale e tutela dei beni culturali, dei laboratori teatrali, delle biblioteche e degli spazi polivalenti. Tempi che chiamano alla memoria figure di amministratori di alto profilo per la valorizzazione del patrimonio culturale della città come quelle dei compianti Renato Nicolini e Gianni Borgna che qui voglio ricordare.

Oggi il paesaggio della città è desolante tra cinema e teatri chiusi, teatri di posa fermi, produzioni sopravvissute all’insegna dei bassi costi. Un cimitero industriale dove continua di tanto in tanto a sbocciare il fiore di qualche autogestione di spazi dismessi, ma con una primavera ancora lontana.

Per alcune scuole di pensiero la cultura, nella crisi, è una risorsa su cui investire, per altri un costo da tagliare. E questi ultimi, purtroppo, sono egemoni da troppi anni.

E’ ora di cambiare rotta.

Se le previsioni dovessero essere confermate avremo centosettanta milioni di tagli alla cultura nel bilancio 2014. Se la notizia risultasse fondata saremmo di fronte al paradosso di una giunta che, mentre afferma in ogni occasione pubblica la centralità di questo settore per Roma, opera di fatto per lasciarlo andare alla deriva.

Come associazioni e come sindacati da anni chiediamo una programmazione seria, pluriennale, sorretta da risorse certe e ben gestite, mirata a valorizzare il patrimonio storico artistico e culturale in virtù della sua duplice potenzialità: da un lato quella di migliorare l’inclusione e la crescita sociale ed elevare il livello qualitativo del vivere, dall’altro di attivare politiche di sviluppo e di generare occupazione qualificata e tutelata.

Nei mesi passati abbiamo assistito, impotenti, alla chiusura di importanti istituti culturali della Capitale, segnali infausti della deriva cui sembra condannato il sistema cultura nel nostro territorio. Riteniamo che sia giunto il momento di operare scelte coraggiose ed innovative sul modello di sviluppo e di ripensare le fondamenta sulle quali ricostruire il presente e il prossimo futuro. In questo modello, la cultura è e resterà per noi un asse centrale.

Ma, a monte della politica di bilancio, vi anche è un’ostinata disattenzione verso i problemi del settore e una ostentata sufficienza verso i soggetti della rappresentanza sindacale o professionale che sia.

Proprio in questi giorni il Sovrintendente Fuortes, contraddicendo il presidente della fondazione e sindaco della città Marino, ha avviato praticamente lo smantellamento del corpo di ballo del Teatro dell’Opera inviando a 24 tersicorei la comunicazione del loro collocamento unilaterale in pensione anticipata, senza neanche rispettare l’obbligo di preavviso. Secondo i piani di taglio delle fondazioni lirico sinfoniche da tempo giacenti nel cassetto, ma pronti all’uso, Roma dovrebbe al massimo aspirare a mantenere la musica sinfonica (l’Accademia di S.Cecilia) rinunciando all’opera lirica (Teatro dell’Opera). Non abbiamo sentito forte e chiara la voce del Presidente-Sindaco.

Mentre il Presidente della Regione Zingaretti ha scritto al Ministro dei Beni Ambientali e Culturali Franceschini sostenendo i contenuti della petizione popolare contro la demolizione e la speculazione per trasformare il cinema America in Bene Culturale, il Sindaco Marino tace.

E intanto con lo sgombro dell’Angelo Mai con la forza pubblica il 19 marzo si dà un segnale del tutto inadeguato e inaccettabile di rispondere a bisogni e ad aspirazioni legittime con l’impiego della forza.

Un cenno particolare merita la vertenza per la difesa di Cinecittà che è tornata in questi giorni alla ribalta con i licenziamenti effettuati e il rischio di quelli possibili. E’ in atto una petizione per il Ministro Franceschini, alla quale vi invito a partecipare, per sottrarre Cinecittà ai piani di dismissione dell’infrastruttura e di cementificazione dell’area di Abete, Della Valle e soci. E’ necessario raccogliere attorno a questa vertenza un vasto fronte di forze politiche e sociali nella città e non solo – attestati di solidarietà alla nostra lotta sono arrivati dall’Italia e dall’estero, persino da Hollywood – per il recupero di Cinecittà alla sua vocazione originaria alla produzione cinematografica.

Roma ha risorse per l’industria cineaudiovisiva come nessun altra città in Europa: teatri di posa, location storiche e naturali, noleggi di mezzi tecnici, artigiani per le scenografie, professionisti di valore della produzione e della post produzione, ricettività alloggiativa. E allora perché la produzione è ferma? C’è il problema del taglio dei contributi pubblici, ma non è il solo. Manca una politica industriale in grado di attrarre risorse e integrarle, di offrire servizi e di promuovere il così detto marketing territoriale.

Del resto manca un più generale Piano del Lavoro per dare certezze nel presente e fiducia nel futuro di questa città soprattutto ai giovani.

Mancano spazi per il teatro e per la musica, dove i giovani artisti possano cominciare a farsi conoscere.

Nella maggioranza dei locali in cui si fa musica dal vivo, pur esistendo un CCNL per i pubblici esercizi, gli artisti prestano la propria opera gratuitamente, o ricevono una minima percentuale degli incassi della serata, a titolo di rimborso spese. Il lavoro nero dilaga, e l’offerta scende anche dal punto di vista qualitativo.

La cultura viene considerata, nonostante i proclami, solo una spesa.

L’Orchestra di Roma e del Lazio è stata chiusa, nel silenzio generale delle istituzioni.

A Roma hanno sede gli studi della Rai, ma il lavoro che questa offre ai musicisti attraverso la pratica degli appalti esterni, è spessissimo “grigio”.

In diverse sale della città vengono incise le colonne sonore di film e sceneggiati, ormai ad un costo competitivo con i paesi dell’est.

Come sindacato di categoria da anni abbiamo posto all’attenzione delle istituzioni della città e ad ogni livello, insieme alla richiesta di maggiori risorse aggiuntive per avvicinarci almeno un po’ all’Europa, anche due temi che non costano e che, anzi, possono restituire alla città ingenti quote di reddito soltanto con le leve delle regole e degli strumenti: 1) quello dell’emersione del lavoro nero e grigio e 2) quello del contrasto alla delocalizzazione delle produzioni, soprattutto di quelle finanziate con denaro pubblico. Sorda la destra, ma a sinistra continuiamo ad aspettare un interlocutore che sappia far seguire alle parole i fatti.

Come AGI abbiamo avanzato al sindaco Marino e all’assessore alla Cultura Barca una piattaforma maturata nelle mobilitazioni dei lavoratori del settore che potrebbe diventare la base per una piattaforma politica e sociale più ampia. Per il momento abbiamo ricevuto soltanto riscontri di pura cortesia dall’ Assessore e dal Sindaco neanche un cenno:

 

1) Riqualificare la film Commission Roma e Lazio;

 

2) Diffondere, come era nel progetto, i profili professionali del settore;

 

3) Certificare presso la film Commission le produzioni e i lavoratori dello spettacolo;

 

4) Abolire la tassa occupazione del suolo pubblico (Tosap) per le produzioni certificate;

 

5) Consentire un accesso facilitato nel centro di Roma per i mezzi di produzione;                                                           

 

6) Definire delle strutture come campi base;

 

7) Uno spazio ufficio (box) per le produzioni certificate per la durata del film (cinecittà);

 

8) Creare uno sportello presso l’ufficio impiego per l’avviamento al lavoro del settore;

 

9) Stipulare immediatamente un accordo con l’ANICA e la RAI per riprendere a costruire le scenografie a Cinecittà, in questo momento di crisi ridaremmo lavoro ai mestieri di alta specializzazione che ha Roma.

 

Occorre che tutte quelle forze pur diverse che però, unendosi tra loro, riuscirono a battere Alemanno, tornino ancora oggi ad unirsi per sviluppare la più ampia mobilitazione generale per impedire i tagli che si profilano e per unificare le rivendicazioni parziali di ogni settore sociale all’interno di un programma per Roma di tutela del lavoro, della socialità e dei beni comuni, a partire da Acea e dall’acqua pubblica, ma mettendo al centro la cultura.

Associazione Generici italiani dello spettacolo