COMUNICATO STAMPA DELL’ASSEMBLEA DEGLI
OCCUPANTI DELLA CASA DEL CINEMA
Roma, sabato 23 ottobre. Il mondo del cinema e della televisione ha deciso di occupare la
Casa del Cinema venerdì sera per fronteggiare una crisi finanziaria e industriale a cui si salda
la pochezza di un governo che considera la cultura un elemento residuale e insieme di segno
politico avverso di cui è auspicabile la chiusura per fallimento.
Come per l’ informazione, la ricerca, la scuola, anche il nostro settore è stato smontato pezzo
per pezzo, giorno dopo giorno. 1) Il taglio radicale del Fondo Unico per lo Spettacolo, che
ha raggiunto il minimo storico; 2) il rinvio sine die di una nuova legge cinema, superata
da un non meglio precisato decreto Bondi; 3) il decreto Romani che ha fortemente ridotto
gli investimenti nella produzione cinemtaografica italiana; 4) la riduzione del 30% degli
investimenti nella fiction italiana, mentre il mercato pubblicitario è in ripresa; 5) la
delocalizzazione sistematica e crescente delle nostre produzioni televisive; 6) il mancato
rinnovo del tax credit e tax shelter.
A questo si è aggiunta la notizia che il Comune di Roma ha approvato una memoria di giunta
dove si dispone una radicale revisione del modello gestionale della Casa del Cinema. In
particolare, la figura del Direttore Artistico verrebbe sostituita da un comitato di 7 membri,
di cui 5 “che apportino un contributo di almeno 50.000 euro annui” . In altre parole, la Casa
del Cinema sarebbe così appaltata ad un Comitato d’affari che gestirebbe questo spazio come
meglio crede. A restare fuori a questo punto non saranno solo gli autori, ma il pubblico che ha
aderito in tutti questi anni alle manifestazioni e rassegne gratuite.
Il mondo del cinema riunito in assemblea ieri notte ha deciso di dire NO. Un punto fermo,
un atto simbolico per affermare che non accetta l’espropriazione dei suoi diritti: da quelli che
gli autori sono costretti a cedere in blocco quando firmano un contratto, a quello di vedere
la Casa del Cinema, nata dall’ idea di uno dei nostri padri, Sergio Amidei, trasformata in
una “casa d’altri” . Un gesto simbolico per dire che ognuno di noi sente il dovere di fare la sua
parte, di prendersi le sue responsabilità, ma anche un gesto concreto per affermare una reale
volontà di cambiamento e avanzare proposte.
Quest’anno le ore lavorate per produrre film e fiction si sono dimezzate. E un intero comparto
industriale è in ginocchio con la certezza della disoccupazione per migliaia di famiglie. Però è
possibile invertire questo segno negativo.
Le proposte elaborate dall’assemblea sono:
Per il Cinema:
• immediato e certo rinnovo del tax credit e del tax shelter;
• approvazione di una legge di sistema che crei un Centro nazionale della
cinematografia sganciato da qualsiasi controllo della politica;
• un prelievo di scopo con il quale chi utilizza il cinema e l’audiovisivo italiani
(televisioni generaliste e satellitari, provider e Telecom) reinvesta una parte dei
profitti nella produzione nazionale e un prelievo sul costo del biglietto delle sale che
inciderebbe per il 70% sui profitti delle major straniere.
• Reintegro del FUS, che può avvenire immediatamente e senza oneri per lo Stato
semplicemente mettendo all’asta, come accade in tutta Europa, le frequenze del
digitale terrestre che oggi vengono regalate a Mediaset;
• Sostegno e difesa delle sale di città, spazio privilegiato del cinema italiano;
• Promozione del cinema italiano all’estero;
• Divieto per i network televisivi di mantenere posizioni dominanti sul mercato con il
controllo di produzione, distribuzione e sale;
• Salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio storico come Cinecittà.
Per la televisione:
• Nascita di un mercato liberato dal monopolio di Rai e Mediaset;
Riappropriazione dei diritti sulla fiction da parte di autori e produttori, in grado di creare un
mercato internazionale per le opere televisive italiane;
• Utilizzazione dei canali del digitale terrestre e dei canali satellitari – molti dei quali
sfruttano gratuitamente e illegalmente le nostre opere – come nuove opportunità di una
pluralità narrativa;
• Obbligo di realizzare sul territorio nazionale la fiction finanziata con il soldi del
servizio pubblico;
• Attenzione alla produzione e diffusione del documentario in tutte le sue forme.
• Creazione e valorizzazione di uno statuto deontologico degli attori per salvaguardare
la professione attoriale come mestiere.
Per la Casa del cinema chiediamo al Comune di Roma:
• La revoca della memoria di Giunta che affida di fatto la gestione a una sorta
di “comitato d’affari” ;
• La convocazione delle associazioni del mondo del cinema che si propongono come
protagoniste della gestione della Casa e del suo indirizzo culturale.
Queste nostre richieste, per le quali siamo quotidianamente insultati, non hanno nulla a che
fare con la difesa di privilegi, ma sono il minimo necessario per far ripartire un‘ industria che
occupa oltre 250.000 lavoratori, che crea ricchezza per lo stato e cultura per il Paese, ed è già
legge in tutte le nazioni avanzate d’ Europa.
“La cultura non si mangia” , sostiene Tremonti. Ma, forse lui non lo sa, che nutre lo stesso e
che intanto permette a centinaia di migliaia di persone che lo producono di mangiare e inoltre
e fornisce a quei cittadini che si fanno pubblico un alimento immateriale eppure decisivo,
fatto di emozioni e sogni, consapevolezza e senso dell’ identità nazionale, per guardare la
realtà con occhi nuovi e immaginare un paese migliore.