Tuesday 11th August 2020,
AGI Spettacolo

COME SI CALCOLA L’ASPI E LA MINI ASPI

angelo 11/22/2013 Commenti disabilitati
COME SI CALCOLA L’ASPI E LA MINI ASPI

 

Contribuzione a carico aziendale

Per quanto riguarda il finanziamento delle nuove assicurazione per l’impiego, esistono tre tipi di contributi a carico delle aziende.

Il contributo ordinario, per i contratti a tempo indeterminato, con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013, per via del quale le aziende pagano l’1,31% dell’imponibile a cui si aggiunge lo 0,30% previsto dall’art. 25 della legge n. 845/78 (fondi inter-professionali). Quindi, le aziende pagano un contributo complessivo dell’1,61%, anche per gli apprendisti. Sono previste una serie di riduzioni per alcune settori o categorie di impresa.

Il contributo addizionale, per i contratti subordinati a termine, sempre con effetto sui periodi a partire dal primo gennaio, pari all’1,40% dell’imponibile oltre l’1,31. Quindi, per i lavoratori a tempo determinato le aziende pagheranno un totale del 3,01% (1,61% + 1,40%).

 Il contributo per interruzione di lavoro indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, previsto per ogni 12 mesi di anzianità negli ultimi tre anni dovuto in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni (in pratica, i licenziamenti) intervenuti a decorrere dal primo gennaio 2013. Riguarda anche l’apprendistato, anche nel caso in cui il contratto non venga rinnovato al termine della formazione.

Per quanto riguarda il contributo a carico del lavoratore, l’ASPI è esente. Quindi niente contributo del 5,84% a carico del lavoratore.

Come si calcola?

Aver allargato il palcoscenico dei soggetti interessati rispetto al sistema attuale, ha reso necessarie regole molto restrittive per il riconoscimento dello status di disoccupazione. L’ASPI viene calcolata sulla retribuzione media mensile degli ultimi due anni utile ai fini contributivi.  Sono compresi gli elementi della retribuzione indicati in busta paga e percepiti in maniera continuativa e le mensilità aggiuntive, quali la tredicesima e la quattordicesima. Più precisamente, la retribuzione media mensile è pari alla somma degli imponibili previdenziali dei 2 anni precedenti, divisa per le settimane coperte da contribuzione e moltiplicata per 4,33, ossia per il numero medio di settimane in un mese (52/12). Una volta fatti questi calcoli, l’importo dell’indennità non può mai superare il massimale della Cassa integrazione ed  è pari al 75% della retribuzione mensile nei casi in cui quest’ultima non superi, nel 2013, l’importo mensile di 1.180 euro. L’importo di 1180 euro viene annualmente rivalutato sulla base della variazione annuale degli indici Istat dei prezzi al consumo. Quindi nel 2014 l’importo sarà diverso. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo, l’indennità è pari al 75% del predetto importo, incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo. È comunque stabilito un massimale erogabile, che mensilmente risulta essere pari a 1.119,32 euro. Questo trattamento iniziale della nuova indennità, secondo quanto disposto dall’articolo 2, comma 7 della legge di Riforma del Lavoro è soggetto a riduzione  del 15% dopo sei mesi e di un ulteriore 15% dopo ancora sei mesi. L’ulteriore 15% di riduzione (quindi il 30% del totale) scatterà a partire dal 13° mese di erogazione per i lavoratori con età superiore a 55 anni, a regime, oppure per i lavoratori con più 54 anni nel 2014 e nel 2015.

Mini-ASPI: l’indennità con requisiti ridotti

Come già accennato in precedenza, oltre all’Assicurazione sociale per l’impiego con requisiti normali, come per l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, la riforma del lavoro ha previsto anche una Mini-ASPI, ossia una prestazione previdenziale erogata nei confronti dei lavoratori che non possono far valere i requisiti previsti per l’ASPI. La Mini-ASPI, a partire dal 1 gennaio 2013, assicurerà una indennità per i lavoratori che possono far valere almeno 13 settimane di contribuzione per attività lavorativa negli ultimi 12 mesi. Anche per questa forma di sostegno deve permanere la condizione di uno stato di disoccupazione.

La misura dell’indennità Mini-ASPI è di pari importo rispetto all’ASPI. Viene corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà di quelle contribuite nell’ultimo anno, meno i periodi di indennità fruiti.

Decadenza e sospensione dell’ASPI

Nei seguenti casi scatta l’obbligo di restituzione dell’indennità eventualmente percepita:

perdita dello stato di disoccupazione;

inizio di un’attività in forma autonoma senza che il lavoratore effettui la comunicazione all’INPS del reddito annuo che si presume di avere dall’attività stessa;

raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata;

acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità erogata dall’ASPI.

Da sottolineare anche l’ipotesi di sospensione della fruizione dell’ASPI, che può avvenire fino ad un massimo di 6 mesi, in caso di nuovo rapporto di lavoro subordinato da parte del lavoratore disoccupato. Nel caso in cui il periodo di sospensione sia inferiore a 5 mesi, l’ASPI riprende a decorrere dal momento della sospensione.  Per i periodi lavorativi superiori a 6 mesi, una volta cessato il nuovo rapporto e in presenza dei requisiti richiesti, la comunicazione all’ASPI spetta nuovamente al lavoratore senza più alcun collegamento al trattamento percepito precedentemente, poiché si deve richiedere una nuova ASPI