Thursday 20th July 2017,
AGI Spettacolo

FICTION, dove vanno i soldi RAI

angelo 09/19/2010 Nessun commento

Fiction, dove vanno i soldi Rai
di Riccardo Bocca

Dai Bassetti-Craxi ai Bernabei, dalla signora Bocchino a Tulliani, a Viperetta. Ecco i clan che si contendono i 190 milioni della televisione di Stato per film e serial
(09 settembre 2010)
Giovanni Minoli e Fabrizio Del Noce
L’ambientino di Rai Fiction è riassunto nelle peripezie di “Mia madre”, miniserie diretta da Ricky Tognazzi su una famiglia calabrese emigrata a Torino negli anni Cinquanta. Andrea Purgatori e Laura Ippoliti scrivono la sceneggiatura durante il 2007 per la casa di produzione Trio, che la consegna all’allora direttore di Rai fiction Agostino Saccà. “Era entusiasta”, garantisce per la Trio Maurizio Tedesco. Senonché Saccà perde la poltrona, e al suo posto si siede nel 2008 Fabrizio Del Noce. Che chiude il progetto in un cassetto e ce lo lascia mesi. “Fino a quando”, dice Tedesco, “vengo informato che l’operazione riparte: ma senza la nostra società…”. La Rai, titolare dei diritti, ha passato in scioltezza “la sceneggiatura all’Ellemme group di Massimo Ferrero”, per i nemici Viperetta.

Il produttore romanissimo che dal 1969 bazzica il cinema conoscendo tutto e tutti (incluso l’attuale direttore generale della Rai Mauro Masi, al quale avrebbe presentato l’ex fidanzata Susanna Smit). Lo stesso Ferrero che, stando al quotidiano “Libero”, avrebbe frequentato l’ormai celebre Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini voglioso di produrre per la Rai (Viperetta, però, smentisce e querela). E sempre Ferrero, finita quest’estate la lavorazione di “Mia madre”, deve ancora ottenere dalla tv di Stato il contratto (circa 3,8 milioni di euro). Per un dettaglio non da poco “che risolveremo prestissimo, anzi subito”, assicura il suo commercialista: a oggi, il gruppo Ellemme è controllato dalle società inglesi Elmhold Limited e Artgold Limited. E il consiglio di amministrazione della Rai ha valutato tale assetto “opaco”: troppo per non pretendere chiarimenti.

Questa è l’aria che tira, al gran banchetto fiction di viale Mazzini. I produttori, dai bravissimi ai più improvvisati, si attovagliano e sgomitano. Ci sono i fedelissimi del premier Silvio Berlusconi. Imprenditori della nouvelle vague finiana. Ma anche cantori del sentimento leghista, uomini attenti alle volontà d’oltretevere, nostalgici di Bettino Craxi (oltre a suoi parenti stretti) ed estimatori del ticket Prodi-Veltroni. Per non parlare dei personaggi alla Viperetta, dialoganti se necessario dai mari ai monti.

Una famiglia sui generis, insomma, che tutta insieme appassionatamente compone il Pdf: il cosiddetto Partito della fiction. Una casta di produttori che, anno per anno, si spartisce denari da capogiro: “Per privacy aziendale non comunico il piano economico 2010 del settore”, traccheggia il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce. Ma c’è un foglio interno, aggiornato al 12 luglio scorso, che rivela la somma in questione: 190 milioni 367 mila euro. “Cifra che, in epoca di vacche magre, stenta a placare appetiti pantagruelici”, commenta un dirigente Rai: “Con immaginabili conseguenze…”.
Prima fra tutte, che i produttori più attrezzati, non solo sul fronte tecnico, lasciano ai paria le briciole. Basti pensare alla Luxvide Spa, la casa di produzione della famiglia Bernabei.

Nel piano Rai fiction, a questa corazzata vengono riservati nel 2010 21 milioni 580 mila euro. Si passa da “Micol e le sue sorelle”, fiction in due puntate sulla sartoria Fontana (interpreti Anna Valle e Alessandra Mastronardi), a “Un passo dal cielo”, dove Terence Hill guiderà per sei serate una squadra di forestali sulle Dolomiti. “Va rimarcata la professionalità, l’esperienza che ci fa eccellere”, si raccomanda il presidente del cda Matilde Bernabei, figlia dell’Ettore presidente Rai dal 1961 al 1974. E ci mancherebbe altro. Ma è il caso di raccontare, anche, chi oltre ai Barnabei partecipa alla società. Iniziando dal consigliere e socio tunisino (18,53 per cento) Tarak Ben Ammar, socio altrove pure di Berlusconi. Proseguendo con il 14,04 di Intesa Sanpaolo. E trovando, nel 10,88 della Ricerche e consulenze aziendali srl, l’ex presidente della Cassa di risparmio di Roma Pellegrino Capaldo: così stimato dal Vaticano, che lo inserì nella commissione sullo Ior e il fallimento del Banco Ambrosiano.