Tuesday 12th December 2017,
AGI Spettacolo

LETTERA INVIATA AL PRESEDENTE DELLA REPUBBLICA

angelo 10/27/2010 Nessun commento

Al Presidente della Repubblica Italiana
On.le Dott. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 ROMA

Onorevole Presidente,

la scrivente Associazione Generici Italiani dello Spettacolo crede fermamente nei valori della Giustizia, della Libertà e dei Diritti Umani, della Costituzione della Repubblica che Le attribuisce, non solo le funzioni di Capo dello Stato, ma anche quelle di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
A Lei perciò si rivolge, per rappresentarLe l’ingiustizia perpetrata sistematicamente ai danni dei lavoratori precari della produzione cinematografica e televisiva, dei generici in particolare, ma che danneggia i cittadini in generale.
Noi generici siamo il popolo degli anonimi che abita le pellicole, siamo facce senza nome, da dare in prestito per le scene di massa nei film e nelle fiction,siamo il finto pubblico plaudente dei talk show, dei telequiz, dei varietà. Passiamo la vita in attesa della telefonata del reclutatore di turno, mentre le occasioni di occupazione diminuiscono non solo a causa della crisi, ma perché le produzioni vengono sempre più spesso delocalizzate all’estero.
Lo Stato con il Fondo Unico dello Spettacolo e la Rai con i proventi del canone finanziano bilanci preventivi elaborati con listini italiani a produttori che poi girano film e/o fiction all’estero, creando disoccupazione e causando mancate entrate erariali e previdenziali in Italia.
Come è possibile che il consuntivo non sia mai inferiore al preventivo se si va a produrre in aree di sottocosto? Se non è inferiore perché si va a produrre all’estero magari per ricostruire locations italiane ? Chi può garantire che venga effettuato un rigoroso controllo sul denaro pubblico?
Il danno che ne consegue è subito dai lavoratori della produzione cineaudiovisiva, tutti a tempo determinato, e in particolare da noi generici giornalieri, ma anche dal cittadino in quanto contribuente.
La minaccia della delocalizzazione viene usata come un ricatto verso di noi, ragion per cui mentre il lavoro diminuisce, nei viene quotidianamente cancellato ogni diritto sancito dalle leggi e dai contratti, viene ridotta la paga di fatto, e noi ci riduciamo alla mercè di ogni abuso e di ogni sopruso costretti ad accettare paghe al limite della sussistenza.
Per noi lavoratori della produzione cineaudiovisiva, precari a vita, la soddisfazione delle esigenze primarie è quindi sempre più difficile.
Noi veniamo sottopagati con ritardi di mesi e costretti a lavorare in condizioni igienico sanitarie insalubri.
I servizi Ispettivi hanno tempi di intervento talmente lunghi da considerarsi di fatto assenti in relazione agli esposti che abbiamo più volte presentato anche attraverso le organizzazioni sindacali: i lavoratori hanno così purtroppo imparato a loro spese che è inutile contare sulle istituzioni quando si è costretti a lavorare in violazione delle normative vigenti.
Accade sempre più spesso che invece dei generici in divisa si presenti sui set personale dipendente dalla Polizia di Stato o Municipale a sostituire lavoratori.
Ai generici con doppio lavoro non viene mai chiesto di comunicare i limiti di orario nei quali si può offrire la prestazione ai sensi del D.Lgs 66/2000 come previsto dalla Circ. del Ministero del Lavoro n° 8 del 3/3/2005 e come richiamato dallo stesso Ministero in risposta al nostro interpello avente per oggetto: cumulo tra contratto a tempo determinato e contratto a tempo indeterminato, che si allega.
Ai lavoratori minori spesso non viene riconosciuto l’accompagno di un tutore( legge n° 977/67), oppure l’accompagno viene fatto entrare in scena e cioè costretto ad offrire una prestazione impropria, impedendo così ad un generico di poter essere regolarmente collocato.
Negli spettacoli di intrattenimento televisivo è ormai invalsa la pratica dei falsi inviti gratuiti, gestiti da intermediatori non autorizzati che costringono anziani e giovani a lavorare in nero per realizzare trasmissioni dove invece potrebbero essere occupati centinaia di figuranti mentre altri sono costretti ad accendere partite IVA per andare a battere le mani negli studi televisivi.
In ultimo Le chiediamo di intervenire per scongiurare il pericolo della dismissione degli Studios di Cinecitta’. Il cinema è cultura ,un paese senza culture è un paese morto. Le alleghiamo tal fine la precisa interpellanza del Senatore Stefano Pedica.
Onorevole Presidente, il silenzio che in questi anni ha circondato la vicenda è tremendamente sconfortante.
Onorevole Presidente, ci chiediamo: chi fa impresa con denaro pubblico avrà doveri civili e sociali verso il proprio paese? Noi pensiamo di si.
Chi fa impresa con denaro pubblico avrà maggiori responsabilità nell’osservanza delle normative in vigore nel proprio paese? Noi pensiamo di si.
Purtroppo come Associazione dalla politica e dalle istituzioni non abbiamo avuto finora le risposte che riteniamo di meritare.
Siamo pertanto convinti che solo il Suo intervento in quanto Capo dello Stato e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura possa restituire la fiducia nelle istituzioni a tanti cittadini e lavoratori che più volte hanno richiesto interventi agli organi competenti senza ottenere riscontro.
Non ci deluda.

Con Osservanza

ANGELO CIAIOLA

(presidente)

Roma,27 ottobre 2010