Wednesday 22nd November 2017,
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PRECARIATO E SPETTACOLO

angelo 03/31/2012 Nessun commento
PRECARIATO E SPETTACOLO

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PRECARIATO E SPETTACOLO
Operai in nero anche per i concerti di Giorgia
Quattordici lavoratori extracomunitari scoperti a Livorno, pagati 6 euro all’ora senza tasse e contributi

LIVORNO – Quattordici operai in nero, per lo più extracomunitari. Stavano montando, per una società esterna, il palco e le attrezzature per il concerto di Giorgia a Livorno. Li hanno scoperti in un blitz al Palasport (una struttura che può ospitare più di 8 mila persone) i carabinieri di Livorno.
ULTIMI DEI PRECARI – Come ha anticipato il Tirreno, i lavoratori sono stranieri regolari, romeni e peruviani, di un’età compresa tra i 25 e i 40 anni e pare fossero pagati, senza tasse e contributi, 6 euro l’ora. Avevano il caschetto in testa ma probabilmente, sospettano gli investigatori, ci sono irregolarità anche nelle procedure di sicurezza. Secondo alcune indiscrezioni, i titolari dell’impresa incaricata per i lavori di montaggio del palco, avrebbero pagato una multa e immediatamente avviato le pratiche per la regolarizzazione degli operai che pare non fossero neppure assicurati. I controlli continueranno perché l’ispettorato del lavoro vuole capire se nella vicenda, sul fronte della sicurezza, sia stato violato il codice penale. A questo punto scatterebbe una denuncia alla magistratura. I controlli si sono intensificati anche dopo le tragedie accadute sui cantieri dei concerti di Jovanotti e Laura Pausini. Qui, per alcuni crolli, morirono due ragazzi di 20 e 31 anni: Francesco Pinna e Matteo Armellini. Giovedì sera il concerto di Giorgia si è svolto regolarmente. La sensazione, dopo il blitz livornese, è che nel mondo dello spettacolo siano molte le irregolarità. E non solo tra gli operai che montano i palchi. «Spesso siamo pagati al nero – denuncia un musicista che suona con star della musica leggera – male e con gravissimi ritardi. Forse è arrivato il momento di maggiori controlli perché se noi denunciamo smettiamo immediatamente di lavorare. E siamo gli ultimi dei precari».
Marco Gasperetti da corriere.it