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Sui lavoratori dello spettacolo non piovono rane, ma guai.

angelo 04/06/2016 Commenti disabilitati
Sui lavoratori dello spettacolo non piovono rane, ma guai.

 

 

 

Sindacato Lavoratori Comunicazione

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5 aprile 2016         

Comunicato stampa

Sui lavoratori dello spettacolo non piovono rane, ma guai.

Da tanto tempo chiediamo che si guardi al mondo dello spettacolo, rilevando le specificità, per garantire diritti e tutele a dei operatori che nella maggior parte dei casi lavorano in modo strutturalmente discontinuo e non possono essere definiti precari.

Il loro istituto previdenziale di riferimento è l’Enpals, che infatti riconosce un trattamento previdenziale uguale, indipendentemente dal rapporto di lavoro che può essere autonomo o subordinato.

Non esiste null’altro per lavoratori altamente professionalizzati che sono ignorati dal legislatore, che al contrario, opera incursioni che stanno portando ad una grave destrutturazione del sistema.

Non bastavano infatti i disguidi dell’Enpals, che da quando è stato assorbito dall’INPS non garantisce più i servizi. Da un po’ di tempo sono arrivati anche i voucher. Questo strumento di lavoro è completamente inadeguato per il settore dello spettacolo, che deve versare i contributi legati alle prestazioni all’Enpals. Il voucher, invece genera un piccolo contributo alla gestione separata dell’INPS. L’Istituto ha anche emanato una dubbia interpretazione, sostenendo che nel coso di rapporti con voucher non è più necessario chiedere l’agibilità, che è un documento in cui vengono riportati i dati anagrafici e fiscali delle parti (artista ed organizzatore), il luogo di lavoro, le giornate di attività lavorativa. E’ un documento generato dall’Istituto previdenziale, che nulla a che fare con le modalità di utilizzo del voucher.

C’è poi il fatto che spesso gli artisti, e capita anche ai settori tecnici, lavorano con partita iva. Ma anche qui, nonostante le numerose segnalazioni, la fatturazione elettronica non prevede uno spazio per inserire la trattenuta previdenziale che i lavoratori dello spettacolo hanno, perché, almeno da questo punto di vista, l’Enpals li tratta come subordinati. Ma se non si inserisce in detrazione l’importo della contribuzione finisce che ci si pagano anche le tasse, in questo caso sarebbe l’unica categoria che pagherebbe l’irpef anche sui contributi. A fine anno poi magari si recupera, sempre che i committenti dichiarino che ti hanno trattenuto delle quote per versarle. Ma se come capita, questi non lo fanno??

Come se ciò non bastasse arrivano le depenalizzazioni. E si va a depenalizzare reati come il mancato versamento contributivo fino a 10.000 euro, rappresentazioni teatrali e cinematografiche abusive, e relativamente al diritto d’autore e al diritto connesso,il reato per chi concede in noleggio, o concede a qualsiasi voglia titolo opere tutelate da diritto d’autore, e esegue fissazione su supporti video o audio di artisti interpreti ed esecutori.

Tutto viene sanzionato con ammende amministrative, che partono nel caso di mancato pagamento della contribuzione da euro 5.000, nel caso di spettacoli abusivi da euro 10.000, nel caso di violazione del diritto d’autore e diritto connesso da euro 5.000.

Si sa che il fatto che il reato sia penale è maggiormente disincentivamente.

La depenalizzazione del mancato pagamento dei contributi è particolarmente grave, perché impatta in un settore dove i rapporti di lavoro si svolgono spesso per periodi brevi.

Se a questo sommiamo la mancanza di controlli ispettivi arriviamo alla chiusura del cerchio.

Chi pagherà tutto questo???? Le centinaia di lavoratori ed artisti, che rischiamo di sprofondare, proprio loro che vivono di visibilità, nel sommerso.

Slc – Cgil

Area Produzione Culturale